Co.A.S. Medici Dirigenti

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Pensione e Riscatti

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Pensione ?

E che sarà mai ?

 Fino a qualche anno fa, la necessità di riformare i criteri per raggiungere la agognata pensione si ripresentava ogni quattro o cinque anni. Iniziava il battage pubblicitario-informativo sui mass-media che, addebitando al numero di “falsi invalidi” e di “pensioni-baby” la situazione di precarietà dei Conti dell'INPS, preparava il terreno alla “necessaria correzione” delle modalità per uscire dal sistema lavorativo ed accedere al sistema pensionistico.

Con il 1992 iniziarono le riforme del sistema pensionistico (Governo Amato).

Da allora in poi le riforme si sono susseguite con sempre maggior frequenza fino a quella che in questi giorni viene presentata, con carattere d'urgenza, nell'ambito di una manovra finanziaria di pesante impatto sui conti familiari e personali degli Italiani.

 Appena sono venuto a conoscenza della notizia, ieri, Vi ho informato riportando il brevissimo e sibillino comunicato RAI; ho anche capito e segnalato che, con il notevole ridimensionamento della valenza dei “contributi figurati”, veniva ad essere colpita più pesantemente la categoria dei Medici Dipendenti Ospedalieri o ASL.

Questo fatto è immediatamente intuibile in quanto solo i Medici possono riscattare un numero elevato di anni di studio, fino a 12 anni, in quanto i sei anni di laurea possono andare a sommarsi ad altri sei anni di Specializzazione. Se aggiungiamo anche il Servizio militare di leva, si poteva arrivare ad una “contribuzione figurata” di ben tredici anni. Ciò poteva significare andare in pensione intorno ai 60 anni d'età, come se il Medico avesse iniziato a lavorare a 19 anni, cioè nel momento in cui aveva iniziato il corso di studi universitario.

E questo beneficio – peraltro a pagamento – veniva concesso in quanto lo Stato richiedeva obbligatoriamente da anni, ai suoi Medici Dipendenti, il possesso non solo della laurea ma anche della Specializzazione per poter essere assunti in Ospedale.

Le riforme pensionistiche si sono succedute, ma oggi – agosto 2011 – sembra che non si sia risolto il problema; c'è ancora necessità di intervenire e stavolta si va a toccare perfino quei “contributi figurati” che, essendo versati da anni, davano al proprietario la sensazione di un diritto acquisito, di aver messo da parte in modo preveggente e previdente quei soldi che gli avrebbero permesso di andare in pensione con il massimo degli anni di contribuzione e ad un'età in cui si potesse meglio “godere” della libertà del pensionato.

Ma l'attuale classe dirigente di livello nazionale, nascondendosi dietro adombrate ingiunzioni dell'Europa, non avendo la forza di risparmiare quantitativamente e qualitativamente sulla spesa della macchina amministrativa dello Stato, va a colpire dove è più facile colpire : le persone ancora in servizio e con stipendio facilmente tassabile.

Forniamo alcune precisazioni :

Per chi va in pensione con il requisito dell'età

Non cambierà nulla

Per chi va in pensione con il requisito degli anni di servizio, sarà necessario avere 40 anni di servizio effettivo :

Chi ha riscattato anni ed ha iniziato il lavoro dopo il 1995

La pensione andrà calcolata in modo contributivo e quindi non perderà i benefici delle somme versate

Chi ha riscattato ma ha cominciato il lavoro prima del 1995

La pensione andrà calcolata con metodo misto : retributivo fino al 1995 e contributivo dopo il 1995, quindi non dovrebbero perdere i benefici delle somme versate che dovrebbero dare origine ad un aumento della parte contributiva della pensione

Chi ha riscattato ma nel 1995 aveva già 18 anni di contributi nel 1995

La pensione andrà calcolata con metodo retributivo (ai 40 anni si consegue la massima percentuale della media degli ultimi 5 anni di stipendio lordo : l' 80 %). Questi hanno il massimo danno, nel senso che perdono qualsiasi beneficio e dovrebbero ricorrere solo a contenzioso legale.

Chi non ha versato alcun “contributo figurato”

Ha già accettato di lavorare o fino ai 40 anni di contributi o fino ai 65 anni, quindi non perde niente, anzi, può chiedere di rimanere in servizio fino al completamento della contribuzione massima, cioè 40 anni di contributi generati da servizio effettivo

 Un breve commento finale da chi, passati i 60, è ancora costretto a svolgere turni di guardia d'urgenza notturni.

Lo Stato ha sempre negato ai Medici la possibilità di considerare questi servizi specifici come usuranti ed ha messo delle regole con limiti talmente elevati che difficilmente un Medico potrà dimostrare di aver svolto servizio notturno per più di 75 notti all'anno, e per anni consecutivi. Eppure confermo a Voi Politici che dovete affrontare gli stress di riunioni-fiume, di prolungate tavole-rotonde, di stressanti confronti televisivi, di successive colazioni di lavoro, di question-time pomeridiani e di cene di lavoro, ebbene tenete presente che il servizio di guardia notturno in un reparto d'urgenza – dopo i 60 anni circa – è veramente stressante e pesante.

Ebbene Voi che ritenete giustamente che dopo una certa età non si possa far svolgere a tutti i gradi militari lo stesso servizio svolto da giovani, non riuscite a pensare che chiedere ai Medici di continuare a svolgere lo stesso servizio fino alla pensione è, oltre che difficile, anche pericoloso per il malcapitato utente ?

 

A. G.